Segui il fiume: rigenerazione, connessione, biodiversità

“Non ci si bagna due volte nello stesso fiume”, scriveva Eraclito. È una sensazione bellissima e una presa di coscienza importante: tutto scorre, tutto cambia. Se il fiume non è mai lo stesso, neppure noi lo siamo. L’invito del filosofo era semplice: non opporsi al mutamento, ma assecondarlo. Perché allora non proporre, provocare, accelerare il cambiamento proprio partendo da un corso d’acqua?

I luoghi pubblici generosi

Il 14 novembre 2019 scrivevo a Roberto Daneo, complimentandomi per una candidatura seguita dalla sua società We plan srl. In quella mail parlavo di “luoghi pubblici generosi”, citando un articolo che raccoglieva cinque esempi nel mondo.
Generosi perché accessibili, pensati per le persone, liberi da logiche di profitto. Veri manifesti democratici, capaci di trasformare spazi fragili in luoghi di rigenerazione e bellezza.

Il fiume come identità

Da tempo guardo con attenzione ai fiumi, in particolare alla Bormida, che scorre tra Liguria e Piemonte, cuore di un progetto a cui lavoro tra identità culturale e promozione turistica.
I fiumi hanno sempre modellato paesaggi, città, comunità. Ridefiniscono connessioni naturali e sociali. Forse perché vivo a Torino – città attraversata da Po, Dora Riparia, Stura e Sangone – in ogni luogo cerco l’acqua che lo attraversa. E resto spiazzata quando manca, come mi accadde la prima volta a Barcellona.

Nuotare nei fiumi del mondo

Riappropriarsi dei corsi d’acqua è tornato d’attualità con i Giochi Olimpici di Parigi 2024: per la prima volta dopo un secolo si è potuto nuotare nella Senna, grazie a un imponente progetto di bonifica e depurazione.
Copenhagen, già dal 2002, aveva fatto scuola: il porto, un tempo inquinato, è diventato balneabile e oggi ospita piscine urbane liberamente accessibili. Un esempio straordinario di “progettazione generosa”, replicabile altrove.

La memoria dei nostri fiumi

In Italia non serve andare lontano. Mio padre, veronese del 1923, aveva imparato a nuotare nell’Adige, quando era normale fare il bagno nei fiumi.
E molti, durante un convegno a Rivalta Bormida, hanno ricordato i tempi in cui anche la Bormida era un luogo di svago collettivo. Poi è arrivato il periodo nero dell’inquinamento dell’Acna di Cengio, che nel 1988 portò persino a manifestare durante il Giro d’Italia.

Il futuro della Bormida

Oggi il fiume torna al centro delle mie riflessioni territoriali. Non è utopia immaginare Bistagno distinguersi dalle località vicine non con una piscina di cloro, ma con un bagno in Bormida, sfruttando le sue sponde naturali.
Un’alternativa autentica, capace di restituire identità e offrire ai turisti un’esperienza intrecciata con la storia e la natura della valle. La Rete ValBormidaExperience lavora già in questa direzione con il progetto Santa Esperienza, che valorizza un itinerario culturale di affreschi gotici lungo il fiume.

Ma la domanda resta: non è forse giunto il momento che la Bormida torni ai suoi antichi splendori?

Immaginiamo un’estate di domani: bambini che ridono sulle sponde, viaggiatori che scoprono un affresco nascosto e poi si tuffano nel fiume.
Non sarebbe questa la vera rigenerazione?

Se il cambiamento è l’essenza della vita, lo scorrere del fiume è la sua immagine più perfetta.

LINK/FONTI

https://www.hemingwaydesign.co.uk/blog/5-of-the-worlds-most-generous-public-spaces/

https://www.agi.it/estero/news/2025-08-27/prorogata-balneazione-della-senna-a-parigi-32895052/

https://www.gazzettadalba.it/2025/09/proteste-contro-israele-alla-vuelta-nel-1988-al-giro-la-valbormida-chiese-la-chiusura-dellacna/

https://www.lastampa.it/alessandria/2024/07/10/news/tony_frisina_fiume_bormida_anni_sessanta_bagno_inquinamento_rubrica_comera_come-14464523/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *