Qualche giorno fa, mentre facevo tintinnare il ghiaccio nel bicchiere per raffreddare il mio cocktail godendo la golden hour a bordo piscina, leggevo l’entusiasta comunicazione della Regione Piemonte che ha dichiarato 515 Comuni “turistici”. Ancora più esaltati dal risultato le singole province e i Comuni che possono vantare tale sigillo. Ohibò, ho poi pensato, leggendo che nella sola provincia di Asti, su 118 Comuni, ben 61 possono dirsi turistici! Quasi il 50%! E l’altra metà, come dovremmo definirla?
Accantonato il dubbio amletico e il bicchiere, ho realizzato che la vera imprescindibile domanda è un’altra, ossia: come si diventa Comune Turistico? Sono andata alla ricerca del modulo regionale da compilare e inoltrare. Accipicchia, ho pensato, leggendo l’elenco dei “criteri” in base ai quali un Comune viene definito “turistico”. La caratteristica principale di questi criteri è che, oltre a un presupposto obbligatorio, il Comune deve soddisfare “almeno uno” dei numerosi criteri elencati, ossia anche solo uno… ma davvero?
Ecco cosa rende un Comune “turistico”:
1. Presupposto obbligatorio:
- Spesa destinata al turismo: Il Comune deve avere una quota annuale di spesa corrente destinata al turismo nel proprio bilancio per l’esercizio in corso.
- Trasferimento di funzione: Se il Comune fa parte di un’Unione di Comuni, deve aver trasferito a essa la funzione turismo e le relative risorse, con utilizzo vincolato all’attività turistica.
2. Criteri (almeno uno dei seguenti): Un Comune può qualificarsi come “turistico” soddisfacendo almeno uno dei seguenti requisiti, che coprono una vasta gamma di aspetti:
- Organizzazione e infrastrutture turistiche:
- Adesione all’Agenzia Turistica Locale (ATL) di competenza.
- Presenza di un ufficio di informazioni turistiche (IAT) sul territorio comunale o nelle vicinanze.
- Capacità ricettiva e flussi turistici:
- Almeno 150 posti letto in strutture ricettive e almeno 5.000 presenze turistiche all’anno.
- Almeno 100 posti letto in strutture ricettive e un indice di specializzazione turistica uguale o superiore a 5 (rapporto posti letto/abitanti moltiplicato per 100).
- Caratteristiche abitative:
- Presenza di seconde case pari ad almeno il 50% del totale delle abitazioni comunali.
- Contesto naturale e protetto:
- Ricadere nel territorio di Parchi nazionali o regionali.
- Attrattive storico-culturali e religiose:
- Presenza di Monumenti riconosciuti da ordinamenti internazionali, Monumenti nazionali, Musei di rilievo, o Beni culturali di particolare rilievo che garantiscano apertura al pubblico per almeno 150 giorni all’anno.
- Siti specifici:
- Essere sede di stabilimenti termali.
- Eventi e manifestazioni:
- Presenza di attività culturali (mostre, convegni) e/o tradizionali (fiere, mercati) che interessino almeno sei mesi all’anno.
- Sede di impianti sportivi o manifestazioni sportive di valenza nazionale/regionale con notevole afflusso turistico (almeno 20.000 visitatori all’anno).
- Attrattive naturalistico-ambientali:
- Presenza di attrattive naturalistico-ambientali di valenza nazionale/regionale con notevole afflusso turistico (almeno 10.000 visitatori all’anno).
- Iniziative private di rilievo:
- Sede di attrattive e/o strutture turistiche di iniziativa privata di rilievo regionale con almeno 10.000 visitatori all’anno.
- Percorsi tematici:
- Essere attraversati da grandi direttrici della rete ciclabile regionale, percorsi escursionistici, la Via Francigena o altri cammini storico/devozionali del Piemonte.
- Valenza enogastronomica:
- Possedere forte valenza turistica enogastronomica, presentando almeno due parametri tra: il nome del Comune che caratterizza un prodotto tipico piemontese; inclusione in aree DOC/DOCG/DOP/IGP con punti vendita di prodotti; presenza di enoteche regionali; presenza di cantine sociali, botteghe del vino, caseifici o altre aziende di produzione che organizzano visite turistiche; presenza di ristoranti o punti di ristorazione agrituristici tipici di qualità e notorietà.
- Marchi di qualità e riconoscimento internazionale:
- Aver ricevuto un marchio di qualità turistico-ambientale (es. Bandiere Arancioni, Borghi più belli d’Italia).
- Essere presenti nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.
Finito l’elenco, si era sciolto anche il ghiaccio nel cocktail…
Quindi, se avete letto fino a questo punto, vi meritate già un sigillo speciale! Vi chiedo però di superare un’altra piccola prova ma illuminante per capire il titolo dato a questo mio testo, ossia “il turismo non è acqua o forse sì”. Vi segnalo due articoli brevissimi usciti in questa estate rovente:
https://www.lastampa.it/asti/2025/07/29/news/asti_acqua_interruzioni_langa-15250125/
Abbiate il cuore di leggerli per comprendere il disagio dei turisti e degli operatori turistici e dei sindaci dei comuni che turistici sono sì sulla carta e che posso giustamente vantare il loro bel sigillo regionale, ma che rischiano di non garantire acqua potabile e nemmeno una doccia.
Il motivo non è la siccità, nessuna emergenza temporanea, ma problemi vecchi di decenni: tubature colabrodo e patti per quantitativi di acqua che non sono aggiornati alle necessità estive. E si badi, non possiamo certo aggrapparci alla moda dell’anno: l’overturism!
Il possesso di questi requisiti non garantisce quindi che il Comune abbia la piena capacità infrastrutturale per accogliere i turisti senza disagi, come evidenziato dai problemi di approvvigionamento idrico in alcuni Comuni “turistici”. Questo solleva un “paradosso” tra la designazione formale e la reale esperienza offerta al visitatore.
Se penso che sto lavorando con una Rete di imprese alla Val Bormida come destinazione turistica, e che un buon numero di comuni è [rullo di tamburi] turistico, mi sento un po’ “confusa”.
Che sia un criterio da aggiungere?
E voi, che cosa ne pensate?
