Intelligenza artificiale e paesaggi della memoria: spunti inaspettati da un seminario sull’agricoltura

Partecipare a un seminario dedicato ai diritti del lavoro in agricoltura e uscirne con nuove idee per progettare esperienze culturali può sembrare paradossale. Ma è esattamente ciò che mi è successo. A volte, è negli spazi più laterali che si aprono le connessioni più fertili.

Il seminario in questione, dal titolo “Tutela dei diritti del lavoro in agricoltura: aspetti legislativi e adempimenti normativi”, è stato organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e dalla Stampa Subalpina in collaborazione con Fondazione Enpaia. Un’occasione preziosa per approfondire i cambiamenti normativi e i diritti dei lavoratori nel settore primario, ma anche – in modo inatteso – per riflettere su innovazione, intelligenza artificiale e progettazione culturale.

Un crossing fecondo: AI, linguaggio, memoria

A stimolare questa riflessione è stato l’intervento conclusivo di Giuseppe Peleggi, Direttore Studi e Ricerche di Enpaia, intitolato:
“Le connessioni in agricoltura: come cambia il lavoro nei campi. L’intelligenza artificiale al servizio del settore primario”.

Peleggi ha costruito un percorso narrativo e analitico che ha intrecciato discipline apparentemente distanti:

  • l’intelligenza artificiale e il cervello umano
  • la memoria sensoriale (compreso il profumo del brodino della nonna!)
  • la coscienza delle macchine
  • la geografia politica e quella funzionale
  • le parole come tecnologie abilitanti

Un “crossing” che mi ha colpito profondamente, perché è anche la chiave del mio approccio metodologico.

Mirror Mood: progettare territori sensoriali

Il mio metodo #MirrorMood si fonda sull’uso dei sensi come strumenti di connessione tra persone, paesaggi, eredità culturali e proposte turistiche.
È una metodologia che abbraccia l’identità dei luoghi nella loro componente più viva: la percezione.

Ciò che mi ha colpito dell’intervento di Peleggi non è stata solo la capacità di visione, ma la lucidità con cui ha restituito un quadro interconnesso, dove l’agricoltura diventa anche un campo di sperimentazione per l’innovazione culturale, attraverso l’AI, il linguaggio e la narrazione.

Agricoltura, AI e cultura: territori da connettere

La sfida per chi si occupa di turismo culturale e progettazione territoriale non è più solo raccontare i luoghi, ma reinterpretarne le funzioni e le vocazioni in chiave contemporanea.
In questo senso, l’uso dell’intelligenza artificiale, se ben orientato, può diventare:

  • uno strumento per leggere e restituire memorie diffuse
  • un alleato per generare nuovi format narrativi multisensoriali
  • un ponte tra mondi produttivi e simbolici

Questa visione si allinea con quella proposta da Peleggi, che vede nell’AI non un fine, ma una lente critica attraverso cui leggere trasformazioni del lavoro e della cultura.

Verso nuove alleanze progettuali

Il mio scambio informale con Peleggi “a microfoni spenti” è stato altrettanto stimolante. Ne sono nati alcuni #fuorionda che ho deciso di condividere pubblicamente, perché ritengo possano aprire nuove domande a chi si occupa di progettazione culturale e turismo consapevole.

📎 Instagram – Fuorionda con Giuseppe Peleggi
📎 Facebook – Fuorionda con Giuseppe Peleggi

E voi?

Che rapporto avete con l’intelligenza artificiale nei vostri progetti?
La vivete come un’alleata, come un oggetto misterioso, o come qualcosa da osservare da lontano?

Forse è il momento di cominciare a costruire alleanze intelligenti tra AI, cultura e territori.
Io ho già iniziato.

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