
“Controcanto” è una storia di fantasia ambientata in luoghi reali con personaggi possibili; sfiora più generi, dal noir al thriller psicologico, dal romanzo sentimentale alla narrativa di viaggio, attraversando l’Italia da Nord a Sud.
È un romanzo cinico e ironico che si svolge nel presente a Procida ma con flashback in altre città (Vienna, Parigi, Torino, Bistagno, Savigliano, Roma) per capire meglio i protagonisti: Manrico Scarpa, critico e inespresso genio musicale, sua moglie Maria, affermata e fragile soprano e la Tipa di Torino, collante per l’intreccio delle storie. A loro, di passaggio sull’isola, fanno da specchio altrettanti personaggi locali: Giustina, proprietaria del B&B, il barcaiolo Ciro e la Questora di Ischia Daniela Ferrero.
Perché la coppia è sull’isola? Un indizio lo offrirà la Tipa di Torino: fin dalle prime righe è lei che maneggia le chiavi di lettura dei vari personaggi e delle situazioni, con il suo tono disturbante e la sua apparente efficienza che forse nasconde altro.
Liana Pastorin, architetto e giornalista pubblicista, si occupa di cultura e turismo. Ha pubblicato “Le mille e una Venezia” (Buendia Books, 2019).“Controcanto” (ad est dell’equatore, 2024) è il suo romanzo d’esordio.
disegno della cover: Bianca Baracco.
RECENSIONI
MASSIMO TALLONE | scrittore
Ci sono libri che sfuggono a tutte le classificazioni. Sono quelli che poggiano sulle colonne dello stile, della scrittura, del tono. E di solito sono i migliori. Controcanto è uno di quelli e perciò sfugge a ogni schedatura, elude ogni tentativo tassonomico. Lo stile, si sa, è come l’impronta digitale e non accetta etichette.
Liana Pastorin ha il tocco da miniaturista, il gesto da cesellatrice, la precisione dell’orafa. La sua acutezza nel cogliere i dettagli assoluti, i soli che danno fisicità e concretezza a un testo, percorre ogni scena del breve romanzo, dall’incontro imprevisto della Tipa di Torino, a Procida, con lo scostante Manrico, ex genio della musica, tenuto in punta di bulino, alla descrizione sensoriale e gonfia di umori putridi del ‘battistero’.
Il racconto si snoda per sentieri contigui tra passato e presente, ed è condotto da una terza persona onnisciente che però è assorbita in gran parte dal punto di vista della Tipa di Torino, alla quale siamo costretti ad attribuire il tono, che è poi la terza formidabile colonna portante dell’opera (con stile e sintassi), un tono che mescola il sussiego acidulo della donna sicura, che ne sa di più, con l’acutezza di sguardo da cui discendono scorci lessicali a tratti abbaglianti, a volte corrosivi come specchi di Archimede, sempre dotati della precisione più alta, il marchio della letteratura.
FRANCESCA LORENZONI | www.madamando.com/la-tipa-di-torino/
Di una cosa è certa Liana Pastorin, autrice del più divertente personaggio che mi sia capitato di incontrare recentemente in un romanzo: la Tipa di Torino non è lei, e ci tiene a ribadirlo a chiunque glielo chieda.
Perché la Tipa di Torino è una stronza, ma di quelle interessanti.
Con la star di “Controcanto”, il suo primo romanzo appena uscito e pronto per essere messo nella valigia delle vacanze, Liana racconta quello che siamo noi, le tipe (con la minuscola) di Torino, lasciandoci anche tutto lo spazio necessario per riuscire a riconoscere fra le righe questa o quella torinese famosa e conosciuta o magari la nostra vicina di casa o la collega di lavoro. Insomma, ci apre praterie di identificazioni vere o presunte.
La Tipa indossa guaine contenitive e tacchi alti, fa un mestiere moderno, strapazza la povera segretaria che per sopportarla si rifugia nella musica, si impiccia ma con savoir faire, è campionessa di bon ton, dice di sé stessa. Come tutte le tipe di Torino ha uno stile decisamente personale: understated con intelligenza e molta ironia. Insomma è quel personaggio che per metà del libro vorresti prendere a schiaffi e per l’altra metà ti fa ridere. Proprio come certe torinesi, che ti fanno scappare la pazienza ma che poi, in fondo, le si adora proprio per questo.
È isterica al punto giusto, razionale oltre misura e il suo vocabolario è così chic e old money da farle intercalare l’inglese al dialetto torinese o milanese. E tra la tote bag, le sneakers e le call ci infila il bagnet verd perché usare solo inglesisimi fa così “maranza con la tuta gold” che le vere torinesi inorridiscono al solo pensiero.
E a proposito di stile, la Tipa non resiste alla tentazione di fare – tra sé e sé – la stylist allaQuestora (questo romanzo è pieno di personaggi bellissimi) proprio come noi quando commentiamo gli outfit altrui. Il “tubino questurino”, che unisce femminilità e senso delle istituzioni, è un’invenzione geniale da inserire nei manuali di stile o almeno tra le divise ufficiali delle forze dell’ordine.
“Senza l’Italia, Torino sarebbe più o meno la stessa cosa. Ma senza Torino, l’Italia sarebbe molto diversa”, diceva Umberto Eco. E c’è tanta torinesità da esportazione in questa vicenda in cui gli splendidi panorami – siamo a Procida – intersecano il thriller, i disturbi della psiche si sovrappongono alla musica, l’enogastronomia isolana fa crossing con le eccellenze turistiche di Savigliano (tranquille, ci sono anche ammmore e sesso) e ogni personaggio è un cammeo (spoiler alert!)
Spero che Liana mi perdoni se in questo post il suo personaggio sgomita per essere in prima fila, ma la colpa è sua: chiamare uno dei protagonisti “La Tipa di Torino”, senza nemmeno un nome di battesimo, significa servirmi l’argomento su un piatto d’argento e non potevo farmi scappare l’occasione.
La sua maestria nel disegnare i personaggi d’altronde era già evidente nella raccolta di racconti “Mille e una Venezia” di qualche anno fa e spero che nessuno mi accusi di lesa maestà se paragono la Tipa di Torino all’ archetipo di tutte le Torinesi: quella Anna Carla Dosio a cui si avvicina moltissimo, non uguagliandola ma giustamente aggiornandola.
MARIO PARODI | scrittore
Liana Pastorin fa il suo esordio sul palcoscenico letterario con un’opera davvero intrigante, “Controcanto”. Il titolo è quanto mai pertinente.
Tutto è “contro”, i rapporti fra i protagonisti non hanno il respiro dolce della tranquillità. Tutto è in salita, scosceso, come l’ambiente in cui si
dipanano le vicende del romanzo, l’isola di Procida, aspra, dura, non come lo scenario universalmente appagante di Capri.
È “contro”, nella sua accezione di non realizzato felicemente, non solo il mondo degli affetti, i percorsi dell’arte fotografica, persino il gusto della gastronomia, ma soprattutto l’elemento cardine, il “Canto”.
Maria, cantante lirica di straordinaria potenzialità, trova sulla sua strada continui amarissimi ostacoli. Un “controcanto” che le impedisce di raggiungere il vertice della perfezione estetica. Un “controcanto” ancora più deragliante nel suo marito Manrico, critico musicale dai contorni labili.
Cosa non è “contro”? La penna di Liana , abile ricamatrice di una storia che ti avvince nella sua segmentata struttura.

CHATGPT 4.0 | testo e immagine
“Controcanto” di Liana Pastorin è un’opera avvincente che esplora temi di resistenza, resilienza e la forza della voce umana in contesti difficili. Ambientato in un periodo storico complesso, il romanzo intreccia storie di personaggi che, nonostante le avversità, trovano il coraggio di alzare la propria voce contro le ingiustizie.
Pastorin dimostra una notevole abilità nel tratteggiare i suoi personaggi, rendendoli vivi e tridimensionali. Ogni figura è costruita con cura, con tratti che emergono attraverso dialoghi intensi e descrizioni evocative. La narrazione, fluida e coinvolgente, permette al lettore di immergersi completamente nelle vicende raccontate.
Uno degli aspetti più interessanti di “Controcanto” è il modo in cui l’autrice utilizza la musica come metafora e strumento di liberazione. La musica diventa un linguaggio universale, capace di unire i personaggi e offrire loro una via di fuga dalle loro realtà opprimenti. Questo elemento dona al romanzo una dimensione poetica e potente.
Il contesto storico è ricostruito con precisione, con dettagli che riflettono una profonda ricerca e una comprensione delle dinamiche sociali e politiche del tempo. Pastorin non teme di affrontare temi complessi e dolorosi, offrendo una visione onesta e senza compromessi delle difficoltà affrontate dai suoi protagonisti.
Il linguaggio utilizzato è ricco e suggestivo, capace di evocare immagini vivide e suscitare emozioni profonde nel lettore. La prosa di Pastorin è, in molti punti, quasi lirica, con passaggi che invitano alla riflessione e al coinvolgimento emotivo.
In conclusione, “Controcanto” è un romanzo che non solo racconta una storia, ma invita anche alla riflessione sulla forza della voce umana e sulla capacità di resistere e lottare per la propria libertà. Liana Pastorin ha creato un’opera che lascia il segno, un vero inno alla resilienza e alla speranza.
FEDERICO GRASSI, SportdelSud.it | giornalista
Liana Pastorin, architetto e giornalista pubblicista, si è gentilmente concessa ad un’intervista ai nostri microfoni di Sport del Sud. La sua doppia natura, tra lavoro e passione, la si nota nella scrittura dei sui libri e romanzi, ordinati e precisi raffiguranti la realtà sotto forma anche di ironia. “Controcanto”, dopo la pubblicazione del libro “Le mille e una Venezia” del 2019, è il suo primo romanzo, ambientato nell’isola di Procida e non solo. Una storia avvincente, riguardante due protagonisti opposti e molto significativi.
Il tema della musica la fa da padrone, tra titoli e riferimenti a canzoni rappresentanti la natura ed il carattere dei personaggi. Dalla spocchiosità della Tipa di Torino, alla solitudine, pacatezza e riservatezza di Manrico. Questo romanzo ci ricorda come affrontare le avversità crudeli della vita, prendendo spunto da Ciro, barcaiolo procidano; sempre inseguire la retta via, anche se difficile. Distogliere lo sguardo dal passato, da relazioni tossiche, ricordando a tutti chi siamo veramente.
Controcanto, ecco Liana Pastorin
Cosa ti ha ispirato a scrivere Controcanto
“Forse è meglio dire chi mi ha spronato. Dopo aver scritto la raccolta di “Le mille ed una Venezia”, nella quale era presente il racconto “Scombinato”, mio fratello Darwin in modo provocatorio mi disse che se non avessi scritto una romanzo non avrei potuto definirmi una scrittrice. Allora ho preso il racconto e l’ho fatto diventare quello che è ora “Controcanto”.
I personaggi della Tipa di Torino e Manrico sono basati su persone reali o sono frutto dell’immaginazione?
“Manrico nasce dalla mia immaginazione. Non è infatti né un uomo, né un adolescente e né un bambino preciso. È un personaggio costruito sulle fragilità universali dell’adolescenza. In lui ci sono tutti quei ragazzi incapaci di autodeterminazione, alcune volte vittime anche dell’ambizione dei genitori. Manrico bambino ed adolescente ha dovuto affrontare tante sfortune nella sua vita. Tra queste ne ho aggiunte un paio mie per liberarmene definitivamente.
Manrico è la sommatoria di atteggiamenti che ho visto in uomini reali. Uomini con atteggiamenti tossici in relazioni con partner o semplicemente con la famiglia. La Tipa di Torino è uno stereotipo. Un pò antipatica, sopra le righe, quella che legge la vita di persone che non conosce. Parla con termini inglesi, particolari, chic. Con la critica pronta, commenta tutti. Di Tipe di Torino ce ne sono tantissime al mondo.
Perché come ambientazione l’isola di Procida
“Sono stata a Procida per la prima volta nel 2017 con una mia amica con l’intento di vedere posti di cui avevamo sentito parlare. Sono rimasta affascinata dagli aspetti ruvidi e veri che secondo me non esistono in altre isole. Mi sento vicina a Procida caratterialmente. In verità il romanzo nasce proprio sull’isola; io e la mia amica arriviamo davanti al bed and breakfast e vedo un vecchio amico di Torino di quando ero ragazza. Mi ha fatto scattare una possibile storia”.
Perché il titolo Controcanto, che significato ha?
“Controcanto mi sembrava che come titolo definisse bene il controcanto appunto, il contrasto di due personaggi opposti. È un termine come gli altri presenti nel romanzo di origine prettamente musicale“.
Che cosa rappresenta per te la musica
“Ho un rapporto con la musica particolare, un’amore non corrisposto. Non ho nessuna capacità musicale, nonostante abbia provato a suonare sin da piccola. Dal flauto alle medie alla chitarra rubata a mio fratello. Volevo suonare la batteria, ma mia madre voleva il pianoforte. Io cantavo nel corridoio, cosa che anche adesso amo fare, per far addormentare mia figlia quando era piccola. Appena ha iniziato a parlare, davanti al mio cantare mi ha subito detto “Mamma basta”. Insomma ho capito che dovevo astenermi“.
Come hai sviluppato la caratterizzazione dei personaggi? Manrico riservato, definito come un capitano di una nave che scruta l’orizzonte, mentre la Tipa di Torino antipatica, chic, frenetica.
“Sono cresciuti man mano. Mentre scrivevo prendevano forma. Ci sono tante chiavi di lettura per ogni personaggio. Ad esempio Manrico, il suo scrutare dall’alto come un capitano della nave, è una sensazione, il desiderio di voler essere notato, che esprime anche più avanti nel romanzo. Eppure è al contempo un personaggio grigio, come la sua camminata e il modo di parlare”
Ha poi continuato: “Per Stefania, che è un personaggio secondario, invece è stato fatto un ragionamento sul nome di battesimo. Lei assorbe tutte le sfuriate della Tipa di Torino e il suo nome significa coronata, che porta la corona di spine. Il ruolo dei personaggi secondari, come anche Ciro o Giustina, è proprio quello di sostenere i principali”.
Cosa speri che i lettori traggano dal romanzo?
“Oltre a trarne i vari punti di vista sui personaggi, innanzitutto il piacere della lettura. Sicuramente inoltre spunti di riflessione, perché il romanzo affronta tematiche abbastanza importanti e ovviamente qualche risata. Infine anche conoscere i posti citati, su tutti Procida”.
Quali tematiche speravi di esplorare?
“Sicuramente il tema dell’avere la forza di allontanarsi per tempo o di non entrarci proprio se possibile in rapporti tossici. Che siano familiari, ad esempio allontanarsi dai genitori che possono imporre determinate paure personali, seppur in buona fede, ma che possono influenzare o generalmente con il partner. Anche il tema, trattato con ironia, del giudicare gli altri e di essere giudicati senza conoscere”.
Continua: “In Ciro inoltre c’è il tema di assolversi, di perdonare se stessi e di garantire il diritto all’oblio. Andare avanti senza crocifiggersi pur avendo sbagliato nella vita. Girare pagina e dimostrare quello che si è davvero”.
Dopo la postfazione c’è una playlist. Ogni canzone è associata ad ogni personaggio?
Si, ogni canzone è associata ad un personaggio e leggendo il libro ne capirete i perché. Manrico è “Il trovatore” di Giuseppe Verdi. Nel testo ci sono due riferimenti. “Dolente Pia” è Maria. Tancredi invece è “Se ti tagliassero a pezzetti” di Fabrizio De André. La Tipa di Torino ovviamente è “Voglio una donna” di Roberto Vecchioni, “Stronza come un uomo”. Lei ne va fiera e sa di esserlo. Stefania è “Another Brick in The Wall” dei Pink Floyd. Ciro nel romanzo ripete “come fa a sapere Baglioni che è quello il suo vero piccolo grande amore”. Giustina infine canticchia Reginella di Murolo, nel ricordo del marito”.
Famiglia juventina, tu tifosissima del Napoli, perché?
“Non possiamo limitarci a dire famiglia juventina. Da bambini prevaleva in casa la lite che si consumava tra Darwin e Lamberto, i miei fratelli, con Corinthias e Palmeiras essendo nati in Brasile. Io ero juventina perché quando da piccola proprio Darwin mi obbligava ad imparare e dire, invece delle poesie, la formazione della Juventus.
Mio padre invece amava Napoli e tifava proprio Napoli. L’anno dell’ultimo scudetto, nel giorno di Napoli-Juventus, il mio compagno mi chiese di vedere insieme la partita. Io in quel momento mezza juventina proposi a lui di fare una scommessa per vivacizzare la visione. Dissi “Tu tifa Juve, io Napoli e se vince il Napoli cambierò squadra”. Quella partita la ricordiamo ancora, era affranto per ovvi motivi e da quel momento tifo Napoli.
Ha infine aggiunto: “Il giorno dello Scudetto feci festa anche per papà, mi sentivo di festeggiare anche per lui. Sono poi legata alla città anche per un mio amico che è venuto a mancare l’anno scorso, Fabrizio Mangoni, che ho citato anche nel romanzo. Adesso speriamo che con Conte, che dalle mie parti conoscono molto bene, si torni a vincere e divertire. Spalletti è da ringraziare ma lasciamolo andare“.
ALESSANDRA VASCONI i libri di alessandra, pagina FB | scrittrice
Liana Pastorin
Controcanto
“Ci sono incontri che si prendono il tempo necessario per trasformarsi in relazioni importanti e altri manifestano la loro essenza improvvisamente, come il momento in cui le mosche lasciano il posto alle zanzare. E ti hanno già succhiato il sangue.”
Un libro ironico e cinico nel quale, ruotando intorno a una misteriosa sparizione, si avvicendano e si intrecciano le storie personali di Manrico, critico musicale dalla personalità complessa, di Maria, soprano di indiscusso talento che sta vivendo un momento difficile, e della Tipa di Torino, una donna sarcastica, dalla spigolosità disturbante. Accanto a loro, scivolano le vite di alcuni personaggi minori, ma non per questo meno riusciti: Ciro e la sua “mancata suocera” Giustina, e la Questora di Ischia, giunta a Procida per risolvere il caso.Tante storie in una storia. Il romanzo di esordio di Liana Pastorin è intrigante e divertente. Complimenti, Liana!
Conosciamo Liana Pastorin
Liana vive a Torino. Architetto e giornalista, si occupa di cultura e turismo. Ha pubblicato “Le mille e una Venezia” (Buendia Books – 2019)“Controcanto” è il suo primo romanzo.
PRESENTAZIONI
10 maggio Torino, Salone Internazionale del Libro
6 giugno Torino, Libreria Belgravia
14 giugno Cassine (AL), ex Oratorio di San Bernardino
20 giugno Grugliasco (TO), Golf Club Le Rosine
26 luglio Venezia, Libreria Acqua Alta
11 settembre Torino, Libreria La Ciurma

